"Un caro compagno ci invia il suo intervento che ha effettuato in occasione dell'inaugurazione della nuova sede del Partito Comunista a Savona, avvenuta nel mese scorso. Ci piace renderlo pubblico, perché è la testimonianza semplice e chiara dello spaesamento e della presa di coscienza di un sincero compagno che per molti anni ha fatto attività nelle file del revisionismo e che, con fatica e tempi diversi da altri compagni, si è reso conto del grave disastro per le classi subalterne delle politiche socialdemocratiche del revisionismo italiano. Non è un testo ideologico, ma rende assai bene l'idea della grave situazione che ci ha portati il dominio incontrastato della borghesia imperialista nel nostro paese e nel mondo e la totale mancanza di una opposizione di classe, organizzata e preparata, che sappia far fronte ai mutamenti imposti e possa difendere i diritti del proletariato, dei lavoratori e possa difendere il diritto ad una vita decorosa su questo pianeta, ogni giorno distrutto in nome del profitto.

Circolo Culturale Proletario di Genova"

 

Io, sono un vecchio comunista, vecchio per due motivi, uno è l’età,l’altro è il fatto di aver intrapreso la militanza nel P.C.I., (o meglio nella F.G.C.I) in tenera età, nel 1972, in parte spinto innanzitutto dalla militanza dei miei genitori,  in parte spinto dagli eventi che si succedettero in quegli anni. I cosiddetti anni di piombo. Penso che essere giovani comunisti a quell’epoca, possa aver significato una radicalizzazione forte verso quegli ideali che ancora oggi, accompagnano quelli come noi.

Perché manifestare l’orgoglio di aver vissuto uno dei periodi più fulgidi dell’ ormai morto sepolto e quasi dimenticato Partito Comunista Italiano? Perché affermare che quelli, così chiamati anni bui, anni di piombo, invece erano tempi dove la classe operaia, stava vivendo in prima persona una fase importantissima della propria esistenza, dove l’attenzione era viva e perseverante, l’informazione era quotidiana e continua, dove la solidarietà la consapevolezza e la mobilitazione erano mutue, erano comunemente e semplicemente esercitate.

La domanda è difficile ma la risposta può essere semplice. Perché oggi più che mai, c’è bisogno di organizzare un’opposizione e una tutela alle fasce deboli della popolazione, contro un potere sempre più difficile da individuare,  ma sempre più forte. I comunisti nel secolo scorso ci riuscirono con risultati alterni, individuando la lotta di classe e la presa del potere come le chiavi della lotta politica, come la meta ultima della loro battaglia.

E’ vero, oggi non può essere così perché il potere politico è completamente soggiogato dal potere economico privato e perché di “cosa pubblica” da gestire e redistribuire ormai non è rimasto quasi niente; perché la stragrande maggioranza di chi si mette in politica, e lo dico con l’amaro in bocca, lo fa esclusivamente per un suo tornaconto personale, e non per uno spirito di servizio verso il proprio Paese e il proprio popolo, quindi  subentra un disamoramento nei confronti della politica, una sfiducia nella politica,ormai, tutto è stato svenduto; dall’acqua all’energia al patrimonio naturale ed  immobiliare. Quando dico potere politico, mi riferisco anche a quei partiti che SI DEFINISCONO DI SINISTRA, ma che di sinistra non sono. Io non mi definisco di sinistra, io sono Comunista.  Vedi l’avvilimento e la mortificazione che il partito democratico ha inoculato nell’elettorato; tanto da ridurre una popolazione attenta, democratica, solidale ed accogliente come la nostra, a sdoganare teorie fasciste e xenofobe, al punto di eleggere un  personaggio come Salvini. Purtroppo oggi, non esistono più partiti a livello parlamentare che diano una via da seguire, che disegnino una prospettiva equa e solidale, dove la persona umana sia ritenuta tale,  le banche e le multinazionali sono i veri governi e i veri partiti che decidono le nostre sorti; chi va al potere deve solo intraprendere percorsi già segnati e far rispettare regole già prestabilite dai cosiddetti poteri forti (economici, finanziari e religiosi).

 

Gli schieramenti della pseudo sinistra, abbandonano il vecchio conflitto di classe verso il fantasioso “socialismo della persona” che sta proprio in quest’ottica: rassicurare i poteri forti, garantire proteste pacifiche, colorate, inefficaci ma legalitarie.

Essere comunisti oggi è complicato,  e adesso che i partiti che si definiscono tali abbandonano tutta una serie di riferimenti culturali e di prassi consolidate e vincenti, sembra ancora più difficile.
Il mio, non vuole essere un grido nostalgico, un appiglio a modelli passati o come mi sento dire spesso…BECERI.  Sappiamo che le società cambiano, travolte da nuovi processi produttivi, plasmate da nuove tecnologie, condizionate dal mondo delle telecomunicazioni, dove i mezzi per comunicare sono svariati e quasi eccessivi, però, succede una cosa strana a dirsi: non si comunica più, non ci si confronta, non ci si scambiano le opinioni in modo—diciamo—INTIMO, o personale; gli stessi manutengoli della politica, usano i social per dire cose che andrebbero dette in altra sede, in altri momenti e soprattutto, in altri modi. La forma di espressione e di dialogo, usata nei salotti buoni della televisione, non fa altro che rispecchiare ed evidenziare la stessa volgarità con la quale i nostri politicanti, trattano ed affrontano i problemi del paese.

E’ ora di cambiare, è ora di porre un fine a questa deriva sociale e politica, è ora di impedire che in nel NOSTRO Parlamento, siedano persone razziste come Salvini, fascisti come Melloni, e VOLTAGABBANA come tutti gli altri. Marx ha insegnato che il nostro collega democristiano, col quale tiriamo di lima allo stesso banco, non è un nostro nemico, ma un nostro alleato naturale, EBBENE, sarà anche un nostro alleato naturale, ma questi alleati naturali, mi hanno propinato 30 anni di DC, 20 e più anni di Berlusconi, e ultimamente; Monti, Renzi, Letta, Salvini, Di Maio e Conte…….NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO, lasciatemelo dire. La strada che dobbiamo percorrere, è lunga, tortuosa e tutta in salita, e cioè convincere i nostri connazionali, che non  con l’arroganza, non con la rabbia, non con i proclami elettorali si cambiano le cose, ma con la consapevolezza, lo studio e la mobilitazione.

E qui, mi riferisco ai giovani.

Essere comunisti oggi significa intraprendere la strada dell’organizzazione popolare partendo dal basso e della conflittualità sociale per riappropriarsi di quei diritti incancrenitisi negli ultimi 25 anni.

Essere comunisti oggi, vuol dire fare proprie anche le lotte dei paesi stranieri: mi riferisco ad esempio ai fatti del Cile, non quelli del 73, quelli iniziati ad ottobre, mi riferisco alla questione Curda, ai fatti della Bolivia.  Dove è finito l’internazionalismo che tanto animava noi comunisti dei tempi passati?

Essere comunisti oggi significa organizzare le lotte contro la precarietà sul lavoro legandole ai meccanismi che rendono precaria la vita (costo della casa, incertezza del reddito, assistenza sanitaria, carovita); ricreare quella cultura della solidarietà politica e sociale verso tutti quei soggetti che il sistema liberista tende ad escludere (nuovi poveri, giovani precari, migranti); difendere le conquiste del movimento operaio (statuto dei lavoratori, potere d’acquisto, pensioni, scala mobile) e dei movimenti degli anni ’70 (legge sull’aborto e sul divorzio, equo canone).

Essere comunisti oggi significa credere che libertà significhi prima di tutto libertà dal bisogno e che democrazia significhi distribuzione delle risorse e dei saperi. Essere comunisti oggi,  credo significhi, togliersi il dubbio se chiamare COMPAGNI personaggi come RENZI, CALENDA, CASINI,e perché NO, CIRIACO DE MITA o CIRINO POMICINO.    Al  contrario di tutti quei pensieri che considerano libertà la facoltà di comprare, licenziare, inquinare, mandare i figli alle scuole private senza rendere conto a nessuno, e considerano  democrazia, l’esercizio del voto e della delega una volta ogni tanto, con la speranza che poi l’elettore torni sul proprio divano a vedere qualche reality tv. Io, dal canto mio, anche se sono deluso e disgustato dall’atteggiamento di questi POLITICANTI  da circo equestre, e solo per onorare la memoria dei compagni partigiani che hanno combattuto, sono stati torturati e sono morti per dare a noi il diritto sovrano del voto, continuerò ad andare a votare, e vi posso garantire, che, anche  perdendo, sarò sempre orgoglioso di aver votato questa   falce e questo martello.